Al Presidente della Giunta Regionale della Campania
On. le Stefano Caldoro
La Coldiretti in rappresentanza del mondo agricolo fa presente quanto segue:
Nota Introduttiva
Il sistema agroalimentare in Campania presenta un’importante dimensione quantitativa. Alla data del 24 ottobre 2010, infatti, risultavano presenti in Campania 136.867 aziende agricole attive e zootecniche di cui 9.336 con allevamento di bestiame destinato alla vendita. La Superficie Agricola Totale (SAT) risulta pari a 723.215,48 ettari, e la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) pari ad ettari 547.467,53. Rispetto al Censimento del 2000 il numero di aziende si è ridotto del 41,7% (-32,2% in Italia) la SAT è diminuita del 13,6% (-8% in Italia) e la SAU del 6,6% (-2,3% in Italia). In Campania sono presenti rispettivamente il 4,2% della SAU nazionale e l’ 8,4% delle aziende agricole italiane. I prodotti di qualità –In Campania la produzione di qualità riguarda:
· 12 prodotti con Denominazione di Origine Protetta (DOP)
· 11 prodotti con Indicazione di Origine Protetta (IGP)
La superficie agricola destinata a tali produzioni è superiore di poco ai 1.500 ettari ed il valore della produzione è pari a 245,5 milioni di euro. Fra i vini vi sono 3 prodotti a denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) 18 prodotti a Denominazione di origine Controllata (DOC) E 10 prodotti ad Indicazione di Geografica Territoriale (IGT). La superficie destinata ai vini di qualità è superiore ai 7000 ettari (superficie vitata regionale 28.000 ettari). Vi sono, poi, 19.300 ettari per le coltivazioni biologiche distribuiti su 839 aziende.
Il mercato del lavoro: in termini occupazionali in agricoltura trovano impiego, sotto forma di lavoro autonomo o indipendente, circa il 4,7% degli occupatiti della Campania dato superiore alla media nazionale (3,9%). In totale gli occupati in agricoltura, tra occupati dipendenti ed occupati indipendenti, è pari a 66.000 unità di cui 36% donne.
Aumenta la dimensione media nazionale
La forte contrazione del numero di aziende a cui non ha fatto riscontro una diminuzione della superficie coltivata, ha determinato in Campania una crescita notevole (+60%) della superficie media aziendale passando da 2,5 a 4 ettari. In Italia la SAU media cresce del 44,3%, la Campania con il suo valore si colloca al 5° posto della graduatoria nazionale preceduta nell’ordine dalla Sardegna (100,5%), Lazio (75,2%), Sicilia (72,2%) e Trento (61,5%). Anche la dimensione media aziendale in termini di SAT aumenta passando da 3,6 a 5,3 ettari; tuttavia in valore assoluto la SAT diminuisce (-13,6%) in misura più significativa rispetto alla SAU (-6,6%).
Diminuiscono il numero di aziende zootecniche *, aumenta la consistenza dei capi allevati.
In Campania il settore bufalino cresce sia in termini di aziende (+8,3%) passando dalle 1.289 aziende del 2000 alle 1.406 del 2010, che in termini di capi (130.732 nel 2000, 260.721 nel 2010) facendo registrare un aumento percentuale pari al 99,4%.
La Campania e il Lazio detengono il 90% dei capi bufalini totali allevati in Italia, il 72,8% sono concentrati nel territorio campano.
Il settore bovino registra invece una diminuzione sia in termini di aziende(-39,2%) che di capi allevati(-14%).
Nei due settori si verifica un aumento considerevole della consistenza media nazionale; il fenomeno, per gli allevamenti bovini, si rileva nelle aziende con classi di consistenza compresa tra 50 e 2000 capi, (in queste l’incremento è del 50%); nelle aziende con bufalini l’aumento è riferito alle aziende con classi di capi comprese tra 100 e 500 e oltre, dove l’incremento raggiunge il valore del 389.8%.
Aumentano le superfici in affitto e in uso gratuito
In Campania, come in tutte le Regioni, la struttura fondiaria è molto più flessibile rispetto al passato, grazie al maggior ricorso a forme diversificate di possesso di terreni, orientate sempre più all’uso di superfici in affitto o gestite a titolo gratuito; infatti le superfici in affitto aumentano passando da circa 24mila a 61mila ettari (+156,5%), le superfici in uso gratuito si incrementano del 32% passando da circa 10mila a 14mila ettari. Aumenta (+93,7%) anche la superficie coltivata con la forma proprietà e affitto, e proprietà e uso gratuito (8%). Diminuisce del 34,4% la SAU in proprietà.
Cresce la quota rosa e i capoazienda giovani
In Campania, la quota di donne capoazienda, nell’ ultimo decennio aumenta e passa dal 35,4% del 2000 (in Italia il 30,4%) al 39,2% del 2010 (il 33,0% in Italia).
Come per le altre regioni italiane e rispetto ai dati del Censimento 2000, anche il dato Campania fa registrare una diminuzione del numero capoazienda donna (-36,7%) inferiore sia alla diminuzione di capoazienda uomo (-44,7%), sia del numero di aziende totale (41,9%).
Diminuiscono meno della diminuzione del numero di aziende totale (41,9%) anche il numero di aziende il cui capoazienda ha età compresa nella classe 20-24 anni (-19,8%), nella classe 25-29 anni (-35,7%) e nella classe 45-49 anni (-31,7%); i dati sopra riportati fanno affermare che aumenta la percentuale di giovani capoazienda.
Aumenta il grado di istruzione dei capoazienda
Il numero di capoazienda in possesso di diploma di laurea aumenta passando dal 2,4% del 2000 al 5,3% nel 2010, diminuisce il numero degli stessi in possesso del titolo di scuola elementare (-56,2%) e senza titolo (-77,2%).
L’agricoltura vista dunque come miglioramento della qualità della vita
Al di là dei dati tecnico-economici del censimento, ci sono altri aspetti dell’agricoltura campana e italiana, finora sottovalutati e che l’economia, sovente, fa fatica a contabilizzare. Tra i fenomeni più importanti, che apportano innovazione alla “nuova economia agricola”, va considerato un dato fondamentale per tutta la società: la manutenzione del territorio che le attività agricole forniscono. Ed è proprio grazie alla tenuta del settore agricolo che continua ad assicurare la sua opera, giorno per giorno, in montagna, come in collina e in pianura, per la manutenzione del suolo e della biodiversità, che il paesaggio regionale e nazionale è difeso da attacchi di interessi economici ed ambientali. Tutto questo ha un valore economico che si misura in miliardi di euro, del quale dobbiamo tenere conto soprattutto in previsione della nuova Politica Agricola Comunitaria. I dati del censimento devono dunque rappresentare un substrato importante nella definizione delle politiche agricole regionali che si incastoneranno nella nuova PAC.
L’industria alimentare
L’industria alimentare della Campania rappresenta il 30% dell’intera industria alimentare del Mezzogiorno ed il 5,5% di quella italiana. In confronto alle altre regioni meridionali, l’industria alimentare campana presenta caratteri peculiari: è in crescita l’incidenza del valore aggiunto su quello totale del Sud, raggiungendo valori che si attestano intorno al 28%; è più elevato il rapporto fra valore aggiunto dell’industria alimentare e valore aggiunto dell’agricoltura, con livelli che superano i 40% rispetto al 25% del Mezzogiorno e con una incidenza sul complesso della trasformazione industriale di circa il 13% contro un valore medio italiano di circa il 9%. Il comparto della trasformazione dei prodotti agricoli è caratterizzato da una spinta stagionalità, da strutture produttive generalmente di modeste dimensioni medie, ed è dominato dall’industria conserviera (circa il 30% delle imprese).
In particolare, la struttura produttiva dell’agroalimentare campano è basata su unità di piccole dimensioni (meno di tre addetti) con un innalzamento della media per le imprese impegnate nella lavorazione della frutta e degli ortaggi (15 addetti) e di lavorazione della carne e del pesce (6 addetti).
La dimensione media ridotta trova una conferma nel contesto nazionale nel quale delle maggiori imprese campane solo 2 rientrano tra le prime 100 imprese alimentari italiane (in crisi). Tra le 20 maggiori imprese alimentari campane non rientra nessuna afferente ad alcuni dei settori considerati strategici quali il vitivinicolo, l’oleario, il lattiero-caseario laddove appare forte il legame tra area di produzione della materia prima e localizzazione delle strutture di trasformazione.
L’industria agroalimentare in Campania potrebbe ricoprire un ruolo strategico per l’economia regionale, sia per il suo contributo in termini di produzione e di occupazione, sia per il ruolo che essa svolge in termini di valorizzazione delle produzioni agricole regionali.
Pur essendo presenti a livello regionale diverse imprese di rilevanza nazionale, in generale la struttura dell’industria alimentare campana risulta molto polverizzata, risultato, tra l’altro, di un processo di ridimensionamento che negli ultimi decenni ha visto crescere il numero delle unità produttive e parallelamente diminuire il numero di addetti.
L’agricoltura e le istituzioni
Il settore primario sconta una difficoltà antica di interlocuzione con i diversi livelli di governo, a causa di una inesatta percezione che le stesse istituzioni hanno del comparto, in termini economici, sociali e della sua continua evoluzione.
Prevale ancora purtroppo un’immagine che rappresenta una visione statica e arretrata del mondo rurale e ciò rende difficile l’affermazione del livello di rappresentanza di questo importante settore economico, che annovera centinaia di migliaia di imprese attive e d operanti, con un significativo contributo all’occupazione regionale - anche femminile e giovanile – e alla formazione del PIL, soprattutto se si considera l’intero indotto agroalimentare con l’articolato paniere di prodotti tipici di qualità e di eccellenza che caratterizzano l’offerta regionale campana; come anche le rilevanti esternalità positive che il settore quotidianamente produce, in termini di sicurezza idrogeologica, biodiversità e qualità dei paesaggi, sicurezza alimentare e ambientale.
Le condizioni oggettive di difficoltà di questo settore produttivo sono ulteriormente aggravate dalla difficile congiuntura, in termini di stagnazione dei prezzi e di incremento dei costi di produzione. Ciò nonostante, l’agricoltura della Campania ha mantenuto le sue posizioni in termini di occupazione e di contributo al PIL regionale, con segnali incoraggianti sull’incremento dell’occupazione giovanile e femminile.
Se da un lato le politiche locali non risultano sempre favorevoli allo sviluppo del settore agricolo (si pensi alla continua sottrazione di territorio per usi non agricoli), emerge con chiarezza il ruolo positivo delle politiche regionali legate all’attuazione del Programma di sviluppo rurale in particolare nella funzione di consolidamento strutturale e di aumento delle dimensioni aziendali necessarie alle sfide della competizione internazionale.
Del resto l’agricoltura, come altri comparti produttivi, sconta le inefficienze della governance pubblica, riferibili per esempio ai notevoli ritardi nell’erogazione dei finanziamenti, che hanno particolare incidenza sui bilanci aziendali in questa particolare fase ristrettezza finanziaria e di accesso al credito.
Tali inefficienze non sono in verità tutte imputabili al livello di governo regionali, che sconta da un lato le lentezze del sistema centralizzato di pagamenti (AGEA); dall’altro le lentezze nella concessione delle varie autorizzazioni da parte degli enti di governo locale.
Alcune priorità di intervento
Tenuto conto del quadro avanti descritto, la Coldiretti ritiene che l’azione di governo regionale, per meglio corrispondere alle esigenze del settore agricolo. Debba concentrarsi sulle seguenti future attività:
PIF- Progetti integrati di filiera
L’esperienza fino ad oggi vissuta nell’attuazione dei progetti integrati di filiera non può essere definita, pur nella sua complessità progettuale, come mera attività di progettazione, producendo anche grande soddisfazione da parte dei territori interessati ed una forte aspettativa.
Sono, infatti, i territori complessivamente considerati gli attori della progettazione se si considera il livello ampio di coinvolgimento delle comunità di produttori, degli enti locali, delle autonomie funzionali.
Una procedura innovativa di concertazione certamente non priva di ostacoli e di varie difficoltà che ha messo a dura prova la “ maturità” dei territori che hanno, alla fine, saputo autodeterminarsi nel designare progetti di sviluppo costruito intorno alle singole filiere produttive.
La filiera del vino, dl grano, dell’olio, della zootecnia, considerate come settori propulsivi dell’economia non solo agricola ma della intera economia delle singole provincie.
Una procedura basata sulla stretta collaborazione e condivisione del pubblico e del privato che ha generato un sistema di dialogo e confronto imprescindibile per il futuro della programmazione ad ogni livello, nell’ambito del settore primario, certamente di esempio per le altre realtà regionali.
Abbiamo fin qui riscontrato un’eccellente interlocuzione con la Regione che ci ha consentito di raggiungere il duplice risultato di innovazione di metodo e di merito della programmazione.
Il nostro auspicio è che si conservi questo grado di attenzione per i nostri territori.
Resta comunque forte l’aspettativa di trovare risposta esauriente nelle richieste avanzate a valere sui fondi FEASR e FESR, nella consapevolezza che il determinate ruolo del Presidente della Giunta regionale eviti che interventi parziali vanificherebbero tutti gli sforzi fin qui compiuti, rendendo inefficaci gli investimenti previsti e sprecando una residuale opportunità per il settore produttivo.
Non si può immaginare lo sviluppo di un territorio e in particolare delle aree interne se non si crea il presupposto di un’integrazione di filiera capace di avviare lo sviluppo locale.
Quota di cofinanziamento previsto nel PSR da parte della regione Campania;
Health check: sbloccare gli interventi previsti.
Consorzi di bonifica
Il ruolo indispensabile dei consorzi di bonifica nell’erogazione di servizi essenziali all’agricoltura deve essere ridefinito attraverso il varo della riforma normativa in itinere, a modifica della legge 4/2003, in attesa di definitiva approvazione da parte del Consiglio regionale. Allo stesso tempo si rende necessario affrontare la questione annosa della posizione debitoria dei consorzi attraverso la quantificazione dell’effettiva massa passiva e l’approvazione di un piano d’intervento per la sua riduzione.
Semplificazione amministrativa
I Centri di Assistenza Agricola (C.A.A), in base alla normativa nazionale, funzionano come tramite fra le aziende agricole e gli Enti che gestiscono e finanziano i programmi d’intervento. I C.A.A. devono essere concepiti come uno strumento importante in grado di semplificare la burocrazia e favorire le imprese agricole nella “conoscenza” delle opportunità di crescita e di sviluppo, valorizzando il proprio ruolo di sussidiarietà. I C.A.A. possono, quindi, favorire un’attività orientata alla semplificazione e allo snellimento delle procedure e degli adempimenti amministrativi delle imprese agricole, con un enorme vantaggio in termini di efficienza e di efficacia nelle attività di competenza regionale. Appare singolare che alla forte domanda di semplificazione da parte delle imprese la regione Campania non ha legiferato, rispetto alle 15 Regioni che l’hanno già fatto.
IMU
L’Introduzione della nuova imposta IMU da parte del Governo nazionale che in previsione dovrebbe gravare anche sulle aziende agricole, comporterebbe un danno in termini di costi insostenibile per le condizioni difficili in cui già versa il settore.
Pur trattandosi di competenza esclusiva statale, sarebbe di grande conforto un intervento delle Regioni nelle sedi competenti a sostegno delle proposte in esame da parte di alcune Commissioni parlamentari per scongiurare un eccessivo balzello sul mondo agricolo.
Filiera corta
L’esperienza maturata dalle organizzazioni agricole attraverso le numerose aziende di prodotti agricoli ha fatto riscontrare:
· Un incremento delle vendite dei prodotti;
· Un abbattimento dei costi alla vendita per la condizione di filiera corta;
· Una maggiore sicurezza e qualità dei prodotti offerti;
· Un generale apprezzamento dei consumatori;
A tal fine sono stati nel tempo predisposti progetti di legge per incentivare il cosiddetto “km 0” a tutt’oggi inevasi. Da ultimo la Commissione Consiliare VIII° ha riunito alcuni testi per un testo unificato “Norme per sostenere e promuovere il consumo dei prodotti agricoli a km 0”, ancora inevaso.
Si tratta di accelerare l’iter per approvare un provvedimento così vasta portata che allarga in maniera esponenziale la domanda in modo particolare nelle mense pubbliche e scolastiche.
Rapporti all’interno della filiera
Alla luce dell’approvazione della legge sulle liberalizzazioni all’Art. 62 mira a ridefinire i rapporti commerciali all’interno della filiera distributiva, valorizzando il ruolo delle regole scritte nei conferimenti di prodotti e dei tempi certi dei pagamenti stessi.
Multifunzionalità
Per Multifunzionalità dell’ agricoltura si vuole intendere la capacità dell’attività agricola di produrre tutti quei beni e servizi, volti al salvaguardia dell’ambiente e all’aumento del benessere sociale, che possono aver caratteristiche globali, come la stabilità del clima e la biodiversità, oppure locali come il controllo delle inondazioni e degli incendi, la prevenzione dell’abbandono e l’infrastrutturazione di molte aree rurali, lo smaltimento dei rifiuti, la produzione di energia. L’Assessorato all’Agricoltura ha annunciato al Tavolo Verde di aver predisposto un ddl sulla multifunzionalità dell’agricoltura che riscontra il massimo interesse da parte delle organizzazioni agricole. L’Iniziativa risponde alle esigenze di una concezione moderna e condivisa del settore che dedica completa attenzione al mondo agricolo ed alle implicazioni ed alle esternalità di ordine socio-economico e ambientale che ne derivano (difesa del suolo, biodiversità, paesaggio, alimentazione, turismo etc..). Auspichiamo una celere approvazione di questo importante strumento legislativo che consentirebbe la lettura e la contabilizzazione dei beni comuni prodotti dall’impresa multifunzionale.
Dieta mediterranea
L’importante risultato raggiunto con l’approvazione della legge regionale sulla dieta mediterranea, fortemente voluta dall’assessorato all’agricoltura costituisce un importante punto strategico per la ulteriore valorizzazione dei prodotti tipici campani, e di una complessiva funzione di attrattore socio-culturale per tutto il territorio regionale, in integrazione con le politiche regionali per la corretta alimentazione, la salute e gli stili di vita. Tale presupposto consentirà attraverso un lavoro congiunto della Regione e del settore agricolo di costruire una nuova immagine della Campania nel mondo da presentare sapientemente al prossimo EXPO 2015 incentrato sull’alimentazione e sull’ambiente.
Appare necessario sviluppare su tavoli tematici interassessorili iniziative tese a sprigionare l’enorme potenziale della Legge che com’è noto è la prima e l’unica in Italia.
La Coldiretti pur in maniera succinta ritiene che queste siano le urgenze da mettere in campo per dare segnali di ripresa al sistema imprenditoriale. Pur sottolineando che tale rappresentazione non sia esaustiva delle esigenze del mondo agricolo. La Coldiretti tiene conto dello stato di oggettiva difficoltà in cui versa l’ente Regione intendono, in un’ ottica di sussidiarietà, contribuire alla ripresa dello sviluppo dell’economia campana.
Infine rimarchiamo che la strada fin qui tracciata e i risultati ottenuti sono stai il frutto di una costante concertazione e di un clima di leale collaborazione con l’Assessorato all’Agricoltura.